Espoo, 13/11/2015

Il racconto di LUDOVICA:

Il tour di EFMB è iniziato e, per l’ennesima volta, i Nightwish viziano i loro compaesani con un nuovo concerto. Questa volta ad Espoo, una città a circa 20 minuti di distanza da Helsinki, la capitale della Finlandia.

Da brava fan-ossessivo-compulsiva ormai emigrata nella fredda terra dei ghiacchi aka Suomi, altro non potevo fare che avventare il mio biglietto e correre al concerto, rimpiazzando la nostalgia che il concerto di Tampere, quest’estate, mi aveva lasciato.

Con una buona scorta di amiche, arriviamo all’areena (con tanto di mezz’ora di ritardo) ed iniziamo a fare la fila per l’ingresso.

Grande la tentazione di saltare addosso alla gente armata di VIP ticket che, con aria altrettanto VIP, ci passava davanti per andare ad incontrare il Pavimento, Tuomassa e compagnia bella, mentre noi eravamo lì fuori a farci tagliuzzare la pelle dal vento ghiacciato.

Una volta entrate, senza alcun tipo di corsa/lotta/grida/gomitate (italians, parlo con voi!) ci siamo incamminate all’interno e, con la calma più calma del mondo, guadagnate la transenna sul lato di Tuomas. D’altronde siamo in Finlandia, e questo è uno dei piccoli motivi che mi hanno fatta innamorare di questo Paese: calma, rispetto, tranquillità.

Il countdown inizia.

Parte a suonare la band di apertura, i Beast in Black. Un nome che, prima di allora, non mi diceva assolutamente nulla. Le prime canzoni mi han piacevolmente stupita (e c’è da dire che io odio l’attesa con band di apertura e compagnia varia) ma, come temevo, dopo le prime due/tre canzoni sono iniziati a diventare effettivamente monotoni e ripetitivi. Un grande OK, anyway, per il cantante che a parer mio aveva una gran bella voce e che a tratti mi ricordava quella di Tony Kakko dei Sonata Arctica.

La tensione si fa sempre più alta quando la band annuncia la sua fuoriuscita e ci ugura un buon proseguimento. Tempo mezz’ora e le luci si abbassano, mentre l’ansia e il mio battito cardiaco probabilmente arrivano alle stelle.

La magia inizia lentamente, la band entra in scena tra le luci soffuse e vapori, la gente urla applaude e saltella (è sempre divertente, per me, vedere come anche i finlandesi si scompongano con la Pavimenta davanti a loro).

Il concerto inizia con Shudder before the beautiful e l’atmosfera si carica sin da subito.

Ciò che amo dei concerti dei Nightwish (ed è una cosa che non si trova ovunque) è proprio quella carica e potenza che scaricano sullo stage, tra luci, fuochi, immagini meravigliose che passano e si alternano sullo schermo che fa da sfondo al palco e sostituisce quelle noiose bandiere con sopra stampato il logo della Band.

Insomma, ricreando l’atmosfera di ogni loro singola canzone in modo impeccabile, facendoti entrare nel tuo (e loro) mondo dei sogni, facendoti scordare della realtà, dove, come e quando. Niente importa più, perché vieni divorato da quel vortice di suoni e luci e immagini che ti fanno pensare, per ogni singolo minuto del concerto, qualcosa come: “Tuomas, sarai pure stronzo, ma sei un genio con i controcoglioni”.

Inutile descrivere il mio stato d’animo appena è partita “Ever dream“, prima volta assoluta per me. Sì, lo so, siete tutti stanchi di Ever dream, ma a me non me ne frega nulla, potrebbero ripeterla fino alla morte e io continuerei comunque a piangere come una bambina.

Altra chicca importante: “The Islander”.

Io non credo fosse colpa del freddo, semplicemente avevo i brividi. La voce di Marco per me è sempre stata un qualcosa di speciale, una roba da “patrimonio UNESCO” o qualcosa di simile, e sentirlo cantare con l’accompagnamento in acustica è sempre micidiale per il mio debole cuoricino. Le luci si sono abbassate, il buio è stato decorato dalle luci dei cellulari di tutti noi, cantando a squarciagola per poi far spazio a un devoto silenzio e alla malinconica chitarra acustica, che improvvisamente viene accompagnata dal piano di Tuomas, seguita dal resto della band.

E’ stato semplicemente perfetto!

Infine, la tripletta The Poet and The pendulum (prima volta live, per me) – Ghost Love score (seconda volta live, ma come se fosse la prima ogni volta) – The Greatest show on heart è stata semplicemente la ciliegina sulla torta che mi ha prosciugato di tutte le lacrime che avevo in corpo.

Unico appunto e piccolo paragone con la data di Tampere (una delle prime dell’EFMB tour): Floor l’ho trovata piuttosto “stanca”, vocalmente parlando. A Tampere (luglio 2015) è stata molto più carica, grintosa e “fresca”. Stessa cosa per Marco, che durante The Islander credo si sia perso un pezzo di testo.

Inutile dire che, con un tour così ricco di date e sicuramente devastante, un po’ di stanchezza sia una conseguenza piuttosto normale. Per quanto mi riguarda, nonostante tutto, il concerto rimane un perfetto e bellissimo ricordo.

Alla prossima!

(E per la prossima, intendo Roma. Ehehehehe).

 

Ludovica De Santis